Acquacoltura e sostenibilita': un binomio possibile?

Numerosi sono i progetti innovativi e le ricerche scientifiche che investono sulla riduzione dell’impatto ambientale sulle risorse ittiche. Ecco alcune nostre riflessioni in merito

L’acquacoltura è la produzione di organismi acquatici in ambienti confinati e controllati dall’uomo. A seconda della tipologia di pesce si possono avere molluschicoltura, piscicoltura, crostaceicoltura e alghicoltura oppure allevamenti in acque calde o fredde, in base all’habitat naturale della specie.

Questa tipologia di allevamento marino risale a tempi molto antichi addirittura al 2500 a.c. dal momento che in una tomba egizia è stato rinvenuto un bassorilievo che raffigura un uomo intento a raccogliere tilapie da uno stagno. Da allora questa pratica si è diffusa sempre di più e ad oggi è un settore in forte crescita, per molte specie si parla di oltre il 10% di aumento annuo.

Acquacoltura estensiva, semintensiva e intensiva

Questa classificazione di acquacoltura deriva dall’intervento più o meno invasivo dell’uomo. In base a ciò si distingue tra:

  • Allevamento estensivo: gli organismi marini si nutrono in maniera totalmente autonoma, non c’è alcun intervento umano. L’area di allevamento è estesa e coincide con aree costiere, ambienti lagunari o ancora laghi e dighe quando si parla di specie d’acqua dolce. Dal punto di vista economico sono bassi sia gli investimenti che i ricavi, ma dal punto di vista ambientale, invece, si ha il recupero e la conservazione di ambienti e specie acquatiche che li abitano,
  • Allevamento semintensivo: rappresenta una soluzione intermedia e la produzione è nell’ordine delle tonnellate per ettaro,
  • Allevamento intensivo: la gestione dell’allevamento dipende totalmente dall’intervento umano. Tecnologie avanzate permettono di somministrare il cibo, mantenere adeguati livelli di ossigeno disciolto e rimuovere le sostanze di scarto prodotte. Le superfici utilizzate nell’allevamento intensivo sono ridotte e per lo più sono vasche in PVC, vetroresina o cemento. L’investimento economico iniziale è maggiore ma anche la produzione di chilogrammi per metro quadrato di pesci.

Il pesce ha eccellenti principi nutritivi: è ricco di minerali come fosforo, potassio, ferro, magnesio, iodio, selenio e fluoro ma possiede anche proteine, amminoacidi e grassi tra cui gli Omega-3, che prevengono le malattie del sistema cardiocircolatorio. Per tutte queste buone ragioni è importante preservare le risorse ittiche del nostro pianeta. Pesci, alghe, crostacei in generale, non sono illimitati e nel Mediterraneo il 96% degli stock ittici di acque profonde è sfruttato oltre il limite.

Nelle nostre acque, oltretutto, ci sono oltre 700 specie marine commestibili ma solo il 10% viene commercializzato ed è un gran peccato perché le riserve marine iniziano a scarseggiare.

Numerosi sono i progetti innovativi e le ricerche scientifiche che investono sulla riduzione dell’impatto ambientale sulle risorse ittiche. Lo sviluppo dell’acquacoltura, nello specifico, può avvenire solo attraverso la blue economy, un modello di business che crea un ecosistema sostenibile grazie alla trasformazione di sostanze sprecate in merce redditizia.

Grazie a questa riduzione dello spreco riusciremo, speriamo sempre di più, a ridurre l’impatto dell’uomo sugli organismi marini.