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La scoperta del polipropilene isotattico

Una brillante collaborazione tra industria e università che portò ad un premio nobel

La scoperta del polipropilene isotattico

Il polipropilene isotattico è un polimero termoplastico che si distingue per un elevato carico di rottura, bassa densità e una buona resistenza termica e all’abrasione. La sua scoperta è frutto di una brillante collaborazione tra l’Istituto di Chimica Industriale del Politecnico di Milano e un’industria privata, la Montecatini. La joint venture prevedeva anche la formazione di laureati in Chimica e Ingegneria Chimica da poter inserire nell’organico aziendale.

Tutto iniziò nel lontano 1952, quando il prof. Giulio Natta venne a conoscenza del fatto che il chimico tedesco Karl Ziegler aveva preparato del polietilene lineare e altamente cristallino utilizzando nuovi sistemi catalitici a base di alluminiotrietile e sali di metalli di transizione come cocatalizzatori.

L’Ing. Natta, intuendo che la scoperta di Ziegler potesse essere applicata alla polimerizzazione del propilene, costituì un gruppo di ricerca con giovani chimici e tecnologi molto preparati che lavorarono ad un processo innovativo per ottenere un polipropilene lineare e altamente cristallino. Il loro lavoro fu ripagato, tanto che svilupparono processi in grado di sintetizzare un’intera famiglia di polimeri adatti alla cristallizzazione come il polistirene, il polibutene, il polibutadiene, il polipentene, il poli-4-metilpentene ecc..

L’importanza di questa scoperta

Gli studi del Prof.Natta e dei suoi collaboratori furono molto importanti perché chiarirono non solo i meccanismi cinetici che regolavano i processi di polimerizzazione ma anche i fattori molecolari che li rendevano intrinsecamente capaci di cristallizzare.

Quali erano questi fattori?

Un polimero vinilico cristallizzava se in ciascuna delle unità ripetitive era presente un atomo di carbonio terziario che, in una macromolecola di lunghezza finita, rappresentava un centro di asimmetria.

La scoperta di polimeri poliolefinici “stereoregolari” e quindi cristallizzabili ha valso il premio Nobel, nel 1963 a Giulio Natta in condivisione con Karl Ziegler in quanto scopritore della catalisi metallorganica e della sintesi del polietilene a bassa pressione.

La Montecatini, invece, che nel 1952 aveva aperto il primo grande impianto petrolchimico europeo a Ferrara, iniziò la produzione del polipropilene isotattico proprio in questa città, riscontrando un grandissimo successo.

Come dimostrazione della rilevanza scientifica, tecnologica e industriale che ha avuto questa scoperta, nel 1988 e 1994 le poste svedesi e italiane stamparono addirittura dei francobolli commemorativi, mentre il Prof. Natta si ritrovò con uno dei più importanti riconoscimenti a livello mondiale.

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