Ricavare energia dalla depurazione delle acque?

Oggi si può grazie al progetto DEMOSOFC, coordinato dal PoliTo.

Come cambierebbe la nostra vita se riuscissimo a ricavare energia dagli scarti provenienti dalle acque reflue? A questa domanda si ispira il progetto DEMOSOFC, che si è posto, alcuni anni fa, l’obiettivo di dimostrare la praticabilità e il risparmio di un impianto reale che utilizzi celle a combustibile a ossidi solidi (SOFC).

Cosa sono le SOFC (Solid Oxide Fuel Cell)

Sono celle di nuova generazione che possono utilizzare il biogas come combustibile, ovvero delle pile elettrochimiche che funzionano ad una temperatura di circa 800° e utilizzano, come alimentazione, il biogas o il metano.

Quali sono le caratteristiche di questo progetto?

Il biogas, composto per il 50-70% da metano e per la restante parte da CO₂ si forma in seguito alla degradazione di sostanze organiche complesse durante un processo chimico che avviene in assenza di ossigeno. La digestione anaerobica termina con la produzione di sostanze sempre più semplici fino ad arrivare alla formazione del biogas, dall’alto potere calorifico.

Il processo messo a punto dalla DEMOSOFC parte dai risultati ottenuti tempo prima da un’altra azienda, la SOFCOM, che aveva realizzato un processo per produrre biogas dalle acque reflue ed ottenere calore, elettricità e acqua pulita. Partendo da questa idea pilota è stato avviato un nuovo progetto, cofinanziato dall’Unione Europea nel programma Horizon 2000 che prevedeva l’installazione di 3 moduli SOFC da 58 kWe ciascuno presso l’impianto SMAT di Collegno (TO).

Nell’ottobre dello scorso anno è stato messo in esercizio il primo dei 3 moduli, che ha dimostrato di funzionare con emissioni ridottissime ed un’alta efficienza energetica. Attualmente rappresenta la più grande installazione con celle SOFC in Europa e la più grande al mondo tra quelle alimentate a biogas.