Biogas e impianti di biogas: importanza e criticita

Lo sfruttamento di liquami e sottoprodotti agricoli per la produzione di biogas può avere risvolti non sempre positivi.

Il biogas è una miscela gassosa che si origina spontaneamente dalla decomposizione dei materiali organici animali e vegetali. Si trova solitamente attorno a noi nelle discariche di rifiuti ed è una fonte naturale che produce biogas, energia rinnovabile molto importante.

Come funziona la produzione di biogas?

In un impianto vengono immesse sostanze organiche in assenza di ossigeno e a temperatura controllata. La biodegradazione della massa organica (denominata digestione anaerobica) si compone di 4 fasi a seconda dei batteri che intervengono e da origine al biogas ovvero a metano (CH4), diossido di carbonio (CO2) e solfuro di idrogeno (H2S).

Il composto così ottenuto può essere utilizzato per la produzione di energia elettrica e termica oppure può essere purificato fino ad ottenere una composizione simile a quella del gas naturale di origine fossile.

Impianti di biogas: quali sono le criticità?

L’Italia è il secondo mercato europeo, dopo la Germania e il terzo mondiale, dopo la Cina, per gli impianti di biogas e la conseguente produzione di energia elettrica rinnovabile. ll CIB (Consorzio Italiano Biogas) ha stimato un risparmio di 1,6 miliardi di metri cubi di importazioni di biocarburanti e un potenziale produttivo al 2030 di 8 miliardi di metri cubi, pari al 10% del consumo nazionale di gas naturale.

Questo settore ha sempre causato molte polemiche tra favorevoli e contrari ad una tecnica di produzione di energia che se non regolamentata può avere anche dei risvolti negativi. Finché l’impianto è piccolo, infatti, non ci sono problemi, mentre dal momento che il biogas è diventato una gallina dalle uova d’oro, la tendenza è quella di costruire impianti sempre più grossi, rumorosi, maleodoranti e con qualche emissione nociva nell’ambiente. Inoltre bisogna considerare i trasporti di materia prima con relative emissioni di CO2 nell’atmosfera e traffico, oltre al forte impatto sul paesaggio e consumo di suolo agricolo che ne deriverebbe. La criticità più grave, però, riguarda il fatto che i grandi impianti, per funzionare in modo da fare soldi, richiedono un 75% di liquami e di un 25% di materia solida, portando alcuni agricoltori a inserire molta più materia solida di quella richiesta, soprattutto mais, che rende tantissimo. Ciò è sbagliato sia da un punto di vista etico che ecologico dal momento che un mais non commestibile è molto più ricco di fertilizzanti e antiparassitari, inoltre consuma molta più acqua.

Per risolvere questo problema il CIB ha dato vita al “Biogas Fatto Bene”, che diventerà una certificazione di qualità per incentivare gli impianti che aderiscono a tali criteri di sostenibilità.